giovedì, 07 febbraio 2008,07/02/2008 14:14

Sei minuti di riflessione:

E ora...quanti minuti vogliamo per (di)sperarci!

mercoledì, 21 novembre 2007,21/11/2007 19:04

Non me ne voglia la diretta interessata, solo causa scatenante di questo mio post, ma oggi voto "NO" all'indigesta onnipresenza di alcuni doppiatori sulla scena televisiva, cinematografica e pubblicitaria.

E' ben vero che il doppiaggio in Italia è diventato una vera e propria arte (dopo di noi solo in Francia, e nel resto del mondo si beccano i film in lingua originale coi sottotitoli), ma non posso sopportare di sentire sempre e solo le stesse voci su tutti gli attori protagonisti.

Come in un attore si cercano caratteristiche somatiche differenti, sguardi, espressioni, movenze diverse tra loro per differenziare i personaggi...così dovrebbe essere per la voce.

Quando è morto Ferruccio Amendola, un vero artista del doppiaggio e grande attore, abbiamo perso in un sol colpo la voce di Stallone, De Niro, Hoffman, Pacino e altri mille attori. Sebbene la bravura di Amendola contribuisse in larga parte al successo dei nostri beniamini, non nascondo di non trovarmi male nemmeno adesso, che distinguo gli attori non solo per la faccia, ma anche per la voce!

Giuppy Izzo è Meredith Grey di Grey's Anatomy, ma anche Bridget Jones e un milione di altre protagoniste di film importanti, ma è anche la voce di almeno 4 spot attualmente in onda.

Evidentemente ai vari creativi tutte le restanti voci femminili non vanno a genio, ma personalmente credo che questa omologazione alla lunga danneggi parecchio i prodotti.

Nel caso specifico, poi, la Izzo possiede una bella voce dolce e mielosa, che sentita in ogni dove diventa facilmente melense e nauseante.

Come dicevano i nonni? "Il troppo stroppia"!! A buon intenditore...

martedì, 13 novembre 2007,13/11/2007 15:38

Durante l'ultima delle mie periodiche scorribande alla Feltrinelli mi sono comprata il dvd "Chisciotte e gli invincibili", ripresa di uno spettacolo andato in scena l'anno scorso con Erri De Luca, Gianmaria Testa e Gabriele Mirabassi.

Aldilà del vivo consiglio che vi do di comprarlo, noleggiarlo o comunque vederlo in qualche modo, mi limito a rimandarvi a questa recensione e a citarvi una poesia, recitata nello spettacolo, che mi è piaciuta moltissimo:

“Tante donne e nessuna tu.
.
A Sarajevo duecentomila donne
e nessuna tu.
.
In Europa duecento milioni di donne
e nessuna tu.
.
Nel mondo miliardi di donne
.
e nessuna tu”.
.
(Izet Sarajlić, “Nessuna tu”, da Qualcuno ha suonato)
.
Ah, come mi piacerebbe riuscire ad essere questo tipo di donna, per qualcuno!
...
Tralasciando le singlemalinconie, lo spettacolo dev'essere stato cosa preziosa per chi l'ha visto dal vivo.
Come riescano, questi tre uomini semplici buttati su un palco scarno, a tenere "dentro" allo spettacolo il pubblico, armati come moderni Chisciotte solo di quattro sedie, un tavolo, del vino, ma soprattutto di un clarinetto, una chitarra e due voci...resta un mistero.
Il mistero della poetica, che quando anche il cuore più duro la riconosce, non può non rimanerne incantato.
Il dvd, pur non essendo paragonabile allo spettacolo dal vivo, rende comunque abbastanza, i racconti di De Luca sono pura poesia, la voce e la chitarra di Testa come al solito scaldano il cuore, e il clarinetto di Mirabassi stupisce.
Accattatevillo!
giovedì, 04 ottobre 2007,04/10/2007 11:40

Stasera prima lezione di teatro di quest'anno.

Sono emozionata come una scolaretta!

Sarà difficile mantenere l'aplomb in ufficio...

Poldina a scuola

Make your South Park character here

giovedì, 10 maggio 2007,10/05/2007 11:58

Un violinista del Teatro alla Scala, impegnato sul palco martedì sera ad accompagnare uno strepitoso Bob Mc Ferrin, in un momento di pausa ha preso il cellulare e ripreso l'artista mentre faceva cantare il pubblico, sotto gli occhi sconcertati dei suoi colleghi e delle persone in sala.

Forse deve aver pensato di essere invisibile quando non suona, ma invece era proprio lì sul palco, in prima fila, davanti a tutti, con la sua improvvisata cinepresa.

Ahhhhhh....non ci sono più gli orchestrali di una volta!

Questo aneddoto mi riporta alla memoria due imbarazzanti momenti del mio passato:

Nel bel mezzo di un concerto con Chailly, il primo violoncello mi guarda atterrito...si è accorto che il suo cellulare, appoggiato al leggio, è ACCESO. Terrorizzato all'idea che possa suonare da un momento all'altro m'interroga con gli occhi perchè non sa come fare a spegnerlo senza farsi accorgere. Una lacrima di sudore gli scende dalla fronte...Entrambi guardiamo fissi la scritta "SIP" sul display del telefono, pregando perchè non suoni! Sono stati minuti interminabili, quelli che lo separavano dalla fine del brano, quando il pubblico ha cominciato ad applaudire e lui ha potuto gettarsi sul malefico apparecchio per spegnerlo!

Durante l'ultimo tempo della nona di Beethoven (una novantina di orchestrali, altrettanti coristi, circa 1500 persone in platea) un cellulare suona, molto, molto vicino a quella che poteva sembrare la MIA borsa, visto che era appesa alla mia sedia...io, che già all'epoca dimostravo grandi doti d'attrice (AH AH!), in un momento di "caciara" (coro che canta a palla) infilo una mano in borsa, spengo il cellulare, tiro fuori un fazzoletto per depistare chi mi guarda, e mi giro verso l'ultimo contrabbasso...guardandolo con disapprovazione, come se il cellulare fosse stato suo! 

All'epoca sia io che il violoncellista abbiamo temuto un cazziatone, o peggio un'ammenda, se non addirittura il licenziamento! Fortunatamente ce la siamo cavata con un non luogo a procedere. Chissà se se la caverà anche l'audace scaligero...certamente l'uscita della notizia sull'ANSA non lo aiuterà!

Mah!

Tornando al concerto di Mc Ferrin...i fortunati che c'erano mi hanno detto che è stato meraviglioso.

Segnalo quindi che la prossima domenica, alle 9.30 su La7, verrà trasmesso per intero.

Leggete qui  la recensione de Il Sole 24 Ore, e poi..NON PERDETELO!

 

venerdì, 20 aprile 2007,20/04/2007 13:27

Leggendo ogni giorno le notizie, si sa, capita di leggerne di buone e di cattive e la nostra giornata sarà, almeno in parte, condizionata dalla proporzione tra le due tipologie.

Per esempio oggi capita di leggere notizie buone come questa:

 

ANSA - 2007-04-19 17:25 - NEL 2009 NASCERA' IL TEATRO POLIFUNZIONALE LIRICO GIORGIO GABER

MILANO – Partiranno nei prossimi giorni e dureranno due anni i lavori di restauro e ampliamento del teatro Lirico, dove Giorgio Gaber, cui verrà intitolato, ebbe i maggiori successi e sul cui palco festeggiò persino i suoi 60 anni.

Finalmente Gaber avrà il suo teatro, uno spazio polifunzionale che mira a diventare un polo internazionale per la musica e lo spettacolo, con rassegne dalla danza al Teatro dell'incredibile, dalla musica classica a quella d'autore.

(…) Nel teatro troveranno inoltre posto una sala conferenze, un bar, un ristorante, una biblioteca e uno spazio relax.

Artefici della rinascita del teatro, chiuso dagli anni 90, una cordata di imprenditori teatrali che ha vinto il bando del Comune e ha affidato i lavori all'architetto Luciano Colombo.

(…) Il teatro "avrà un sistema acustico innovativo - spiega Colombo - con pareti attive, per cui sarà lui ad adattarsi al tipo di musica proposta e non viceversa".

Sul progetto l'assessore Vittorio Sgarbi consiglia: "aggiungete, ma non togliete". "Nominerò un cerbero che avrà il compito di vigilare sulla tutela di questo monumento" (progettato dal Piermarini, ed inaugurato nel 1779).

Con la speranza che, per il 2009, il Lirico torni a essere quello che era nel ‘79, anno di una splendida fotografia che ritrae una folla ansiosa sotto l'insegna che porta il nome di Gaber.

 

E notizie decisamente cattive come questa:

 

ANSA - 2007-04-20 10:21 - VIRGINIA: IL MANIFESTO DI CHO SCONVOLGE L'AMERICA

WASHINGTON - Due foto sorridenti in prima pagina con una didascalia: "Oh, come avrei potuto essere felice tra voi edonisti, se non mi aveste fottuto la vita". Poi un' immagine di nuvole che coprono un cielo sereno ed ecco il nuovo volto di Cho Seung-Hui: killer in divisa paramilitare pronto a uccidere. E per altre 22 pagine, 28 videoclip e 43 foto si  scatena il delirio di un 'manifesto' multimediale che ha sconvolto ancora l'America a pochi giorni dalla strage del Virginia Tech.
Ancora una volta gli Usa si ritrovano faccia a faccia con un incubo cresciuto in casa.

 

L'autore della più grave strage nella storia delle scuole americane - 33 morti, tra cui il killer - aveva preparato con cura il proprio testamento, usando computer e telecamera. Lunedì mattina, dopo aver ucciso due ragazzi e prima di compiere il resto della strage, Cho con freddezza ha completato il suo manifesto, si è recato all'ufficio postale del campus e lo ha spedito a New York al network Nbc, che lo ha ricevuto mercoledì.


Le accuse di Cho non sembrano avere un destinatario preciso, ma vengono lette da criminologi e psichiatri come manie di persecuzione e deliri di onnipotenza di una mente malata.

Già in passato il ragazzo era stato descritto come inquietante e solitario, non parlava con nessuno ed era vittima prediletta di abusi e bullismo, preso in giro spesso per la sua timidezza e il modo strano in cui parlava e una volta, mentre leggeva in inglese in classe, ci fu chi si mise a ridere gridando: "Torna in Cina!". (l’Ansa completa)

 

Nonostante sia abbastanza delineabile la differenza tra buoni e cattivi, ho ancora difficoltà ad incasellare notizie come questa:

 

ANSA - 2007-04-20 11:17 - DELITTO COGNE: UDIENZA A TORINO CON ANNAMARIA E MAXISCHERMO

E' cominciata questa mattina, a Torino, l'udienza del processo d'appello per il delitto di Cogne. In aula è stato allestito un maxi schermo perché il pg Vittorio Corsi, nel suo intervento, intende mostrare alla Corte delle immagini realizzate dai carabinieri del Ris.

Fuori dai cancelli, sin dalle ore precedenti, si era radunato un capannello di qualche decina di persone in attesa di entrare e, come di consueto, uno degli aspiranti spettatori ha distribuito bigliettini numerati con l'obiettivo di regolamentare l'afflusso. Il programma prevede l'ultimo intervento del pg.

Malumori e proteste fra la trentina di persone che non sono riuscite ad entrare nella maxi aula 6 del Palazzo di Giustizia (…) La tribuna del pubblico, dove e' presente un gruppo di giovani studenti di giornalismo, e' infatti piena. (l’Ansa completa)

 

Bigliettini numerati? Programma? Ma non è un processo penale in un caso di omicidio???
lunedì, 29 gennaio 2007,29/01/2007 16:35

La signora Cardinale e il marito Squitieri, in un incontro pubblico svoltosi in un università settimana scorsa, si sono lasciati andare a dichiarazioni che mi hanno suscitato un moto di nervosismo tale da non riuscire a trattenermi!

Ci ho pensato una settimana ma alla fine ho dovuto scriverci qualcosa, mettendovi prima l’ansa qui sotto perché possiate farvene un’idea personale.

 

2007-01-22 15:07 - CLAUDIA CARDINALE, LA VERA BELLEZZA E' INTERIORE 

MILANO - "Ho cominciato a fare cinema per l'insistenza degli altri. Perché io l'ho rifiutato per tanto tempo". Così Claudia Cardinale, 69 anni il 15 aprile, “si confessa” davanti agli studenti del collegio di Città Studi in un incontro del ciclo 'la bellezza salverà il mondo?'. "Tutti insistevano - racconta l'attrice - ma io ero chiusa, introversa. Poi ho deciso di farlo per rendermi indipendente e lavorare. Solo in seguito il cinema per me è diventata una passione". Ma che cos'é la bellezza per un'attrice come lei, che è stata a lungo considerata una delle donne più belle del mondo? "La bellezza non è esteriorità. E non è affatto importante l'aspetto estetico - risponde Claudia - la vera bellezza è quella interiore, perché ti rimane dentro sempre".

 

STOOOOOOOOP! Primo moto d’ira della sottoscritta, con conseguente logorrea digitale:

Tralasciando ogni considerazione in merito al tema dell'incontro (la bellezza salverà il mondo??????Ma che c....!!Vabbè...) non posso tacere oltre.

 

Ma la vogliamo finire di dire sciocchezze?

Quando sentirò queste parole dette da una donna brutta, che ha fatto cinema per tutta la vita ed è intervistata durante un incontro intitolato “Essere belle dentro”, allora forse le crederò.

Tutte queste donne bellissime che parlano di bellezza interiore mi suscitano una rabbia incontrollabile.

Perché questa cosa della bellezza interiore è un’ipocrisia, una balla, un falso storico, e non a caso viene sempre tirata fuori da donne tutt’altro che brutte.

Persino il brutto anatroccolo, raccontato da migliaia di mamme per consolare figlie adolescenti con apparecchio e occhiali, trova il suo riscatto solo diventando cigno. E non cigno dentro, ma fuori.

Perché non dirlo? Non ammetterlo? E’ così da sempre. Noi comuni mortali lo sappiamo da tempo e ce ne siamo fatti una ragione.

Elena di Troia ha causato tutto quel bordello perché era una bellissima donna, e dopo che tre dee avevano litigato per stabilire chi era la più bella fra loro. Parlavano di bellezza interiore, secondo voi?

La Venere del Botticelli, Laura del Petrarca, Silvia di Leopardi, tutte le muse ispiratrici dei grandi artisti nella nostra storia, fino ad arrivare ad attrici, conduttrici ed in generale a tutte le donne di successo, insomma, tutte queste signore raramente sono brutte.

 

Il mondo è dei belli. E chi è brutto deve ingegnarsi a trovare il suo spazio nel mondo, riuscendo fortunatamente e nella maggior parte dei casi a farlo con soddisfazione ma, ammettiamolo, facendo un po’ più di fatica.

 

Questo non significa che i belli fuori non possano esserlo anche dentro, e se lo sono buon per loro, condurranno una vita un po’ più di sostanza e non di solo involucro, ma partono un pochino avvantaggiati.

 

Ma torniamo all’ANSA:

 

Ma alle domande inevitabili degli studenti sulla “crisi del cinema” e in particolare del cinema italiano, è il marito che la accompagna, il regista Pasquale Squitieri, a inserirsi: per lui "si può fare un buon film solo se c'é materia buona, cioè se c'e un buon testo scritto, una buona sceneggiatura, un buon attore e naturalmente un buon regista". Ma "in Italia e in Europa, la crisi del cinema segue il polso, il battito cardiaco della cultura, e non abbiamo più un buon cinema perché oggi il prezzo pagato dalla cultura all'economia è spaventoso".

E il dibattito passa dalla bellezza e da Claudia Cardinale, alla crisi del cinema e a Pasquale Squitieri, che, fatta eccezione per alcuni grandi, come Fellini e Visconti, non salva il resto del cinema, relegandolo ad arte minore rispetto al teatro. "Sono felice che oggi Claudia faccia teatro. Il cinema - dice - è un falso totale che rende miliardi. E il mondo non é l'immagine che ce ne dà il cinema, il quale semmai ce ne dà un'informazione. Non è arte, come può essere la Cappella Sistina o un quadro di Rembrandt. E i Clooney e le Kidman che abbiamo visto a Venezia non sono che fantocci costruiti dagli uffici pubblicitari dell'industria del cinema". Ma Claudia Cardinale, l'attrice di 'Rocco e i suoi fratelli', della 'Ragazza con la Valigia', del 'Bell'Antoniò, della 'Ragazza di Bube', del 'Gattopardo', di 'Otto e mezzo', del 'Giorno della civetta' e di tanti e tanti altri capolavori, è d'accordo con l'immagine del cinema che dà suo marito? "Ma lui é un provocatore - risponde bonariamente - è solo disgustato, come lo sono anch'io dal cinema che si fa oggi. Una volta il cinema era sogno. Oggi è un'industria", che risponde solo alle esigenze di cassetta. Ma potrà salvarsi? "Come no? Salvare il cinema si può. Ma bisogna volerlo!".

 

Cosa dire… Posso anche essere d’accordo sul fatto che non sempre le sceneggiature di oggi siano scritte bene e che magari qualche attore o regista può aver dato non proprio il meglio di sé, ma sono fermamente convinta che questo accadesse anche ai tempi d’oro del cinema di Squitieri.

Sono altresì convinta che anche del cinema di oggi si possano salvare tante perle.

Se penso a film come quelli di Crialese e di Tim Burton, a “Essere John Malkovich” o al Gondry di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (che mi rifiuterò sempre di tradurre col titolo italiano!) non posso fare a meno di pensare ad un cinema inteso come sogno. Francamente non vedo l’industria, ma la fantasia, la stranezza, la sorpresa e la poesia.

Ed anche dove invece l’industria c’è, come nei film americani di Scorsese o Tarantino, ci sono buone sceneggiature, come quelle del recente “Slevin – patto criminale”, o andando più indietro a “Le ali della libertà” con Tim Robbins, solo per fare due esempi.

Non posso infine considerare fantocci attori come la Kidman, Al Pacino, Sean Penn, Morgan Freeman, ma anche i recenti Scarlett Johansson e Josh Hartnett, o Lucy Liu, Uma Thurman, Leonardo Di Caprio, Matt Damon…insomma, sono tutti attori che si sono confrontati con film impegnativi uscendone a testa più che alta.

Squitieri e Cardinale guardano con occhi sberluccicosi carichi di nostalgia al grande cinema dorato che si faceva a Roma negli anni ’50, che sarà stato anche sogno, come sostiene la coppia, ma che ha provocato il tracollo finanziario con conseguente rovina di stuoli di produttori. Pochi sono stati i sopravvissuti e hanno dovuto fare inevitabilmente i conti con i più e i meno. L’industria è entrata a far parte del cinema per parlare di budget, tempi di produzione, previsioni d’incasso, da sempre considerati argomenti poco artistici, ma che non sono mostri diabolici contro cui combattere, ma anzi strumenti preziosi che messi a servizio dell’arte possono contribuire a far filare tutto un po’ più liscio. Quello che bisogna evitare è che sia l’arte ad essere invece a servizio dell’industria, cosa che, lo riconosco, spesso accade.

 

In definitiva, mi sembra che entrambi gli interventi dei due illustri ma ormai un po’ invecchiati artisti siano vagamente qualunquisti e facilmente controvertibili, nonché tradiscano un certo “rosicamento” per essere stati esclusi, forse per motivi anagrafici, dal mondo del cinema, dovendosi accontentare del teatro, arte di per sé affascinante e per certi versi più nobile del cinema, ma da sempre e storicamente refugium peccatorum degli attori un po’ decaduti.

 

Io, pur rispettando le persone anziane, sono un po’ stufa di questi grandi vecchi che non fanno altro che dire che si stava meglio quando si stava peggio, che ai loro tempi sì che le cose si facevano bene, e che buttano cacca su tutto quello che è stato fatto dopo di loro. 
Insomma, anche noi giovani saremo capaci di fare qualcosa, NO?????
martedì, 09 gennaio 2007,09/01/2007 17:51

(ANSA) - MILANO, 8 GEN - Manca una figura femminile come Monica Vitti: lo ha detto Sabrina Ferilli al teatro Manzoni, dove debuttera' con 'La presidentessa'. Di ruoli drammatici o sensuali ce ne sono, ha detto la Ferilli, ma "se penso a Monica Vitti, una primadonna bella e sensuale, ma anche goffa e buffa, devo constatare che oggi manca quel tipo di figura femminile". "Non so se al cinema e' possibile colmare questo vuoto - aggiunge - ma a teatro, ora, sto facendo questo".

Però, la ragazza...modestina, eh?

Non so, può darsi che sia io a non riconoscere le similitudini fra le due signore.

La prima, la Vitti, è senza dubbio una delle migliori attrici che abbiamo mai avuto (insieme a Melato, Valeri, Cardinale...); la seconda io ho problemi persino a classificarla come attrice, con quell'accento romano fortissimo, che non ha mai fatto nemmeno la fatica di provare a togliere...

Mah!

lunedì, 11 dicembre 2006,11/12/2006 12:47

Alla Scala l'altra sera è successo il quarantotto.

Alla vera prima, cioè non quella per la vipperia del 7 dicembre, dell'Aida di Zeffirelli/Chailly il tenore Roberto Alagna, fischiato da una parte del loggione in polemica con lui per delle dichiarazioni rilasciate ai giornali sulla qualità del pubblico di oggi, è uscito di scena. Se ne è andato.

L'orchestra è andata avanti lo stesso, la soprano con cui Alagna stava duettando ha finito il duetto in solitaria, e all'aria seguente, in cui doveva intervenire il tenore, qualcuno della direzione ha letteralmente buttato sul palco Antonello Palombi, il Radames del secondo cast, che stava ascoltando da dietro le quinte e che si è ritrovato improvvisamente sul palco, in jeans e camicia, senza essersi riscaldato la voce, davanti alla Scala affollatissima e qualche secondo prima di dover cominciare a cantare.

Se l'è cavata, e il pubblico, un po' confuso nel vedere un "Radames che veste Prada" - come qualcuno ha commentato - circondato dalle sontuose scenografie Zeffirelliane e da centinaia di comparse in costume, ha ringraziato lui e Chailly con 9 minuti di applausi finali.

Certo, l'episodio è un po' increscioso, soprattutto per Alagna, che ora rischia sanzioni penali, e che ha così commentato: "Ho cantato in tutto il mondo e ho avuto successo, ma di fronte al pubblico di questa sera mi sembrava di essere fuori dal mondo. Il pubblico vero, quello con il fuoco, con il sangue, quello non c'era".

Invece mi permetto di dissentire. Credo che alla Scala, come ovunque in generale in ambito classico, un pubblico con così tanto "fuoco" non si vedesse da tempo.

Una volta i loggionisti erano famosi nel mondo per la loro critica spietata alle opere. I compositori e gli esecutori ne temevano il giudizio. Essere applauditi o fischiati dal loggione della Scala decretava l'ascesa o la fine di qualsiasi artista.

Non mi dispiace affatto l'idea che si torni ad esibirsi per il pubblico. Certo ne ha fatto le spese un sol uomo, ma spero che all'elenco si aggiungano i tanti ciarlatani che non sempre con merito calcano le scene (e qui non parlo di Alagna, che personalmente non conosco).

Chissà, forse il pubblico ha inteso accontentare Zeffirelli, che prima della prima del 7 aveva detto che gli sarebbe piaciuto che la Scala tornasse ad essere il tempio della lirica nel mondo, come in passato.

giovedì, 26 ottobre 2006,26/10/2006 11:13

Ho paura di essermi persa un bellissimo spettacolo.

Purtroppo me ne hanno parlato quando ormai non era più in cartellone a Roma.

Non conosco nulla di Pippo Delbono, non conosco i suoi spettacoli, ma da tutti coloro che invece lo hanno incontrato ho avuto lo stesso riscontro.

Pare essere un autore/attore teatrale ancora capace di trasmettere sensazioni forti al suo pubblico. Tutti ne parlano con l’emozione ancora dipinta negli occhi, traboccante nella voce.

La sua compagnia è formata da attori ai margini, alcuni diversamente abili, altri disadattati, ma tutti portati a dare il meglio di sé, senza giocare la facile carta della pietà o della commiserazione.

Il suo ultimo lavoro è “Questo buio feroce”, il cui debutto è avvenuto in ottobre al Teatro Argentina di Roma raccogliendo consensi e critiche entusiastiche.

Mi permetto di parlarne pur non avendolo visto perché voglio segnalare le date in cartellone e far sì che chi mi legge non lo perda assolutamente!

Ecco qui :


28/10/2006-31/10/2006 - MODENA - Teatro Storchi

06/12/2006-17/12/2006 - NAPOLI - Teatro Mercadante

20/02/2007-20/02/2007 - SAN MARINO - Teatro di San Marino

22/02/2007-25/02/2007 - BOLOGNA - Arena del Sole

27/02/2007-04/03/2007 - CATANIA - Teatro Ambasciatori

21/03/2007-25/03/2007 - LIEGE - Theatre de la Place

03/04/2007-04/04/2007 - LIVORNO - Teatro Goldoni

12/04/2007-12/04/2007 - CORREGGIO - Teatro ASIOLI

27/04/2007-28/04/2007 - PARMA - Teatro al Parco

09/05/2007-13/05/2007 - TORINO - FonderieTeatrali Limone Moncalieri


Alla recente festa del cinema di Roma Delbono ha presentato “Grido”, un film documentario tratto da un suo precedente lavoro teatrale. Forse questo riuscirò a non perderlo!

Per una critica più “consapevole” vi rimando a questo articolo di Marcello Garbato su GiudizioUniversale.it, dove “Questo buio feroce” guadagna ben 4 soli!


Il sito ufficiale di Delbono invece è qui.

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