giovedì, 07 febbraio 2008,07/02/2008 14:14

Sei minuti di riflessione:

E ora...quanti minuti vogliamo per (di)sperarci!

venerdì, 21 dicembre 2007,21/12/2007 15:31
mercoledì, 07 novembre 2007,07/11/2007 12:15

Complice la mia solita insonnia, ieri "sera" (alle 3.30) mi sono gustata un episodio di "Tre nipoti e un maggiordomo", in replica su Mediaset (mi spiace, non ricordo se Rete4 o Canale 5!L'ora era tarda...)

Non lo vedevo da tempo (forse addirittura da quando ero piccola) e, in netto contrasto con i serial tv che vanno di moda adesso, molti dei quali apprezzo anch'io, non ho potuto fare a meno di notare quanta grazia, tenerezza, educazione ci fosse, che dialoghi ben studiati e attenti, l'ottima interpretazione, gentile ma al tempo stesso coinvolgente, senza essere noiosa.

Che serie garbata!

Che televisione di altri tempi...

venerdì, 28 settembre 2007,28/09/2007 17:11

Tratto da Corriere.it:

27 settembre 2007 - Nuova tragedia nella dinastia imperiale segnata dalla maledizione

 

L'imperatore Nicola II (terzo da sinistra) con la moglie Alexandra e famiglia (Ap) NEW YORK – Nuova, misteriosa tragedia in una dinastia imperiale segnata dalla maledizione della storia.  Theodore Romanov, il 32enne erede hippie degli zar russi, è morto suicida in Florida. La sua scomparsa, avvenuta alla fine di agosto, rischiava di passare del tutto inosservata. Ma un necrologio a pagamento sul New York Times, nel weekend, ha rivelato al mondo che «l’amato figlio di Janet Romanov è deceduto in un tragico incidente a Pompano Beach».

INCHIESTA - Il misterioso annuncio ha insospettito la AbcNews. «Troppo breve e tardivo per uno come il nipote del Granduca Alexander Mikhailvich, cugino e cognato dell’Imperatore Nicola II». Il TG lancia un’inchiesta e scopre che il giovane dai capelli lungi e l’aria mansueta si è buttato dalla finestra della propria casa. […] “si è trattato di suicidio». Chi lo conosceva esclude che dietro il suicidio ci siano state sostanze stupefacenti: «Non beveva, né si drogava: era un salutista convinto e un vegano», spiega Angela Hussein, un’amica e compagna di università. «Perché non voleva fare male agli animali ed era un pacifista convinto». Theodore sognava di fare l'insegnante, si era laureato con la lode in archeologia classica ed egiziana alla Columbia e alla Brown University. «Era un giovane molto intelligente ma diverso da tutti gli altri», spiega Dianne Johnston, sua vicina di casa per 35 anni. «Non parlava mai della sua celebre famiglia ed era sempre in disparte, perso in un mondo tutto suo».

SOLITUDINE - «Non l’ho mai visto con una ragazza o con un ragazzo», le fa eco la Hussein, «non ha mai avuto un partner in vita sua». La morte del padre, deceduto a maggio in seguito a un ictus, l’aveva molto depresso. «Ha passato gli ultimi mesi occupandosi di lui», ricorda un altro vicino «lo portava in braccio intorno al cortile. Era sempre con lui». Il suo suicidio è l'ultima tragedia in un clan segnato dalla maledizione della storia. Dopo essere stati la prima famiglia di Russia per oltre quattro secoli, all’inizio del 900 i Romanov furono colpiti dall’anatema del mistico russo Rasputin. «Se io verrò ucciso dai nobili, le loro mani resteranno macchiate del mio sangue», scrisse Rasputin nei suoi diari, «e nessuno di loro rimarrà vivo per più di due anni. Essi saranno uccisi dal popolo russo». La profezia si avverò puntualmente. L'imperatore Nicola II abdicò al trono durante la rivoluzione bolscevica nel 1917, e la sua famiglia immediata e quattro domestici furono sterminati. Il padre di Theodore, Nikita, era fuggito a New York dove aveva sposato Janet, una ragazza dell'Oklahoma. La famiglia ha vissuto per 25 anni in un modesto appartamento di due stanze a equo canone dell'Upper East Side. Dietro il suicidio potrebbe forse nascondersi un complesso di grandezza tradito? «Nient’affatto» replica Richard Pipes, docente di storia ad Harvard, «le chance di una restaurazione in Russia sono inesistenti e i Romanov oggi sono gente normalissima. Dei rifugiati qualunque». (Alessandra Farkas)

 

Non so bene perchè riporto questa notizia.

Forse perchè alla dinastia dei Romanov sono romanticamente legata per vicende familiari e perchè mi ha sempre intristito la storia di questa famiglia sterminata e della sopravvissuta Anastasia, rimasta sola al mondo e scomparsa lasciando dietro di sè un alone di mistero.

Una Russia ancora inaccessibile dall’esterno e chiusa su se stessa, storie che si conoscono solo in parte, verità strumentalizzate se non proprio inventate e misteri inspiegabili hanno alimentato la letteratura e la cinematografia di tutto il mondo.

Fa spavento constatare che la "maledizione di Rasputin" (anch'esso un ingrediente romantico di non poco conto!) possa avere avuto delle ripercussioni anche sui discendenti della dinastia.

Mi dispiace pensare a questo giovane 32enne (sì, ho detto GIOVANE!) pacifista, sano, vegetariano, studioso e tranquillo uomo qualunque, che un giorno chissà perchè si butta dalla finestra.

 

Un appunto sull’articolo. Il giovane aveva 32 anni, ma aveva una vicina di casa da ben 35!

E poi, cosa si intende per “famiglia immediata”?

 

Boh…

giovedì, 27 settembre 2007,27/09/2007 10:21

Ieri sera mi devo essere addormentata davanti alla televisione è ho fatto un buffo sogno.

Mi risvegliavo negli anni '80, e a "Porta a Porta" da Vespa c'era De Michelis.

giovedì, 13 settembre 2007,13/09/2007 19:20

Esiste al mondo qualcuno disposto a spendere 1.210 euro per un cd, pare rarissimo (3 copie in tutta la penisola), di Cristina D'Avena, ovvero "Cristina D'Avena e i tuoi amici in tv 3".

Mi piacerebbe conoscere questo qualcuno, cercando di capire COSA può averlo spinto.

Bizzarro. Bizzarro, davvero...

giovedì, 13 settembre 2007,13/09/2007 11:47

Dopo lo smacco subito dai nostri cugini francesi, ero sicura che prima o poi sarebbe emerso qualche studio sulle pecche dell'istruzione italiana.

Ecco i risultati del primo, anche se di studio scientifico non si tratta, ma solo di un sondaggio promosso da Donna Moderna, stimolata dalla decisione del Ministro Fioroni di reintrodurre nelle scuole l'uso delle tabelline.

Ebbene, la triste conclusione è che gli italiani non conoscono le tabelline.

Il 23% degli intervistati non sa quanto fa 7 per 8;

3 italiani su 10 hanno dato una risposta scorretta sul 6 per 9;

Sull'8 per 8 c'è qualche sicurezza in più, e ben l'84% degli italiani conosce il risultato esatto.

Ricordo che, sia io che i miei fratelli, per imparare le tabelline, che giustamente ci venivano richieste a scuola, siamo ricorsi al ripasso con papà. Raramente si occupava lui dei nostri compiti (dei ripassi si occupava la mamma) ma le tabelline erano di suo esclusivo appannaggio!

Con un metodo che ora parrebbe crudele e mostruoso, e che probabilmente provocherebbe l'intervento di servizi sociali e psicologi dell'ultimo minuto, ci provava le tabelline "armato" di giornale (appositamente sfoltito di qualche pagina, per essere più soffice). Ad ogni errore era una giornalata in testa. Ma non forte, era più un buffetto, un gioco che non ci faceva alcun male, ci divertiva e ci stimolava a non sbagliare.

Un altro sistema, quello della nonna, era quello delle rime...6 x 8=48, vai in cucina e fa' il risotto (che però è l'unica che ancora mi ricordo!!!).

Insomma, in famiglia ognuno ci metteva del suo per dare una mano nell'acculturamento del pargolo di turno (prima io, poi i miei fratelli).

E poi mi ricordo che in fondo all'appendice al libro di matematica (e al sussidiario alle elementari) c'era sempre la tavola pitagorica, cui poter attingere in caso di dubbio.

Certo, tutti strumenti poco tecnologici, che oggi sembrano terribilmente obsoleti, ma comunque efficaci.

Volete fare un ripasso, per rispondere con sicurezza, alle prossime domande dei giornalisti di Donna Moderna?

Ecco qui, a vostro esclusivo uso e consumo!

venerdì, 13 luglio 2007,13/07/2007 13:19
Leggo su Corriere.it e ripropongo tout court:



In un libro tutte le domande (e le risposte) con prefazione di Aldo Grasso
Telefilm a quiz
Dalle manie di Fonzie alla prima serie «aliena». Mash e la Famiglia Addams diventano un test


MILANO — Non storcano il naso gli intellettuali. È probabile che anche loro si divertiranno, sotto l'ombrellone o sotto un pino, a rispondere alle domande sui telefilm. Non c'entrano Mike né Gerry Scotti. C'entra un libretto curioso «I Telefilm a test», dove l'autore Igor Vazzaz, si è divertito/sbizzarrito a formulare domande sulle serie tv più amate, scegliendo quelle trasmesse in Italia dal 1975 al 1990 circa. Lui dice che il «volumetto, ludico, non intende sciogliere il dubbio su cosa sia cultura e cosa non lo sia» e che «scriverlo è stato un gran piacere» perché si è messo a rivedere tutti i telefilm del passato. Forse più che rispondere alle domande, anche a noi sarebbe piaciuto rivedere i vecchi telefilm di culto, ma anche il test può essere divertente. Perfino educativo, perché «è innegabile che i serial americani sono parte della cultura pop che ci ha formati». Alla faccia di Nanni Moretti, che nel film Aprile, rivolgendosi a Veltroni, tuona: «Tu che hai passato tutti i pomeriggi davanti alla tv a vedere Happy days ». E naturalmente Happy days è contemplato nel «quizzario ».
Alcune domande sono proprio semplici. Insomma basta essere stati fan. Tipo: «Quanti sono i figli di Howard e Marion?». Risposte possibili: «Tre, Uno, Quattro, Due». Non sveleremo qui la risposta esatta... Ma alcune sono più «complicate». Esempio: «Chi canta la famosa canzone della sigla iniziale, che nel 1976 raggiunge in due sole settimane il quinto posto della hit parade di Billboard?». Sempre quattro le possibilità tra cui scegliere quella giusta: «Jerry Lee Lewis; Bill Haley; Pratt & McClain; Connie Francis». Così oltre a un ripasso televisivo, sarete costretti a un ripasso musicale. Accanto poi alle risposte, l'autore si dedica all'aneddotica, all'approfondimento, alla nota di costume. Spiegando, per esempio, che tutte le canzoni più famose degli anni Cinquanta tornano in voga grazie a questa serie.
Si diceva che i limiti temporali, scelti dall'autore, vanno da Happy Days a Willy, il principe di Bel Air (con qualche trasgressione). Il volumetto è diviso in capitoli, che non seguono un ordine cronologico, ma tematico (talvolta un po' confuso, a onor del vero): «Streghe, maghi, alieni e robot»; «Capi, colleghi e posti di lavoro», «Inseguimenti e pallottole», «Scuole e scolari», «Eroi e supereroi», «Telecase e telefamiglie». Passando da Magnum PI a M.A.S.H., da I Jefferson a Le strade di San Francisco, da Starsky e Hutch a Hazzard, il quiz diventa un tuffo nella memoria, personale, familiare, collettiva. Perché ogni puntata del «nostro» telefilm ci ricorda e ci parla di qualcosa. «In che modo l'extraterrestre Mork saluta gli essere umani?». Ecco una delle domande su Mork e Mindy il telefilm con uno stralunato Robin Williams non ancora famoso, che però già allora dava prova di gran talento, puntando sull'improvvisazione e non sul copione. Queste le possibili risposte: «Ehi», «Puonciorno», «Nano-nano », «Ssssssalve». Si propone, per chi sbagliasse questa risposta, la radiazione dal gioco a tempo indeterminato. Ma attenzione, perché la memoria diventa anche Storia, in certi casi. Relativamente a Vita da strega, si formula il seguente quesito: «Da quale notizia è interrotta la trasmissione dell'episodio in onda sulla ABC il 4 aprile 1968?». Non vi diremo qui se la risposta esatta è la A) «La nascita di un Kennedy»; la B) «L'attacco a Saigon»; la C) «L'assassinio di Marthin Luther King»; o la D) «L'arresto di Cassius Clay». Se non sapete questa risposta potete sentirvi un po' in colpa.
Assolutamente incolpevoli se, pensando a La famiglia Addams, non sapete «Con quale animale domestico è solita giocare la bambina Mercoledì?». Dopo aver tirato le somme e i punteggi, casomai ci cogliessero i sensi di colpa per esserci dedicati ai test, invece che alla lettura dell'ultimo romanzo impegnato, è bene ricordare che Aldo Grasso, critico tv del Corriere e docente di Storia della radio e della Televisione, ha dedicato di recente un saggio ai telefilm, dal titolo inequivocabile: Buona maestra. E nella prefazione del volumetto di Vazzaz scrive: «Elevare il telefilm a quiz significa amarlo profondamente, farne un oggetto del desiderio, condividerlo con altri sotto forma di sapere». E conclude: «Giocare con i telefilm e con la memoria, fare della serialità materia di un divertente rompicapo: anche questa è devozione, è culto, è telefilia».
Maria Volpe
12 luglio 2007
Che dire, come libretto per le vacanze, su cui scervellarsi in spiaggia...potrebbe funzionare bene!
giovedì, 05 luglio 2007,05/07/2007 23:25

Quella nuova è sicuramente bellissima, ma...vogliamo mettere il fascino della vecchia 500?

Il modello ritratto nella foto storica FIAT qui sotto è uguale, anche nel colore, a quella che avevo io.

La mia prima macchina!! Una 500L del 1968, comprata a 18 anni con i miei primi soldini guadagnati e pagata "ben" 500.000 Lire.

Me la rubarono ben tre volte, l'ultima volta non l'ho più trovata, la prima volta invece a sole 6 ore dall'acquisto!! Non so quante volte mi ha lasciata per la strada, ma mi ricordo con immensa tenerezza di quando andavo in Conservatorio con mio fratello, una mia compagna di liceo, tre zaini, una viola e...un violoncello (che inevitabilmente faceva capolino dal tettuccio!).

Quando frenavo ai semafori mi ritrovavo spesso perpendicolare alla strada e quando raggiungevo la mirabolante velocità di 90km/h, il suo massimo, mi sembrava di essere un proiettile!

Aaaaahhhhh, che bei tempi.....

sabato, 21 aprile 2007,21/04/2007 02:48

La prossima volta che andrò a Londra, passando da Old Street non vedrò più il murale qui sotto:

Questo "graffito" (citazione del film "Pulp fiction" di Tarantino) opera di Bansky, un artista contemporaneo che ha fatto della pittura su muro la sua principale forma di espressione, è stato infatti cancellato dagli operai della metropolitana londinese, intento a combattere il fenomeno dei graffiti.

La gente dl quartiere non si capacita, le opere di Bansky sono ammirate nei musei, da Sothesby's qualche tempo fa qualcuno ha speso 150mila euro per un suo quadro e, si, insomma...si vede che non è un graffito!!

Ma i responsabili della metropolitana si difendono, dicendo che non sono così certi che quell'opera fosse davvero arte, che da sempre combattono il fenomeno dei graffiti, perchè porta con sè sporcizia, delinquenza e degrado (?).

Io mi limito a far notare che in fin dei conti il palazzo su cui si trovava l'opera non era proprio bellissimo, e anzi ci guadagnava con la presenza del murale.

Ma tant'è, da stamattina ci sarà solo più un candido muro bianco.

MAH!

Trovo che in generale in una città, per definizione un po' grigia, non stiano poi così male opere come queste:

 

Personalmente mi mettono allegria!

I veri graffiti, quelli odiosi, fastidiosi, e davvero nemici dell'arte, sono come quelli che mi hanno fatta inorridire arrivata alla East Gallery a Berlino, dove c'è l'ultimo lungo pezzo di muro rimasto in piedi, divenuto tela per opere di diversi artisti internazionali, chiamati nel '89 a dare la loro libera interpretazione della riunificazione della città.

Per intenderci, come quelli qui sotto:

DSCF4951

Come si sarà sentito il mio connazionale, dopo aver scritto a biro "Jana ti amo", rovinando così l'opera con la Trabant (auto simbolo di Berlino) targata con la data della caduta del muro?

Più stupido, spero. Più macho, temo.