giovedì, 07 febbraio 2008,07/02/2008 14:14

Sei minuti di riflessione:

E ora...quanti minuti vogliamo per (di)sperarci!

mercoledì, 21 novembre 2007,21/11/2007 19:04

Non me ne voglia la diretta interessata, solo causa scatenante di questo mio post, ma oggi voto "NO" all'indigesta onnipresenza di alcuni doppiatori sulla scena televisiva, cinematografica e pubblicitaria.

E' ben vero che il doppiaggio in Italia è diventato una vera e propria arte (dopo di noi solo in Francia, e nel resto del mondo si beccano i film in lingua originale coi sottotitoli), ma non posso sopportare di sentire sempre e solo le stesse voci su tutti gli attori protagonisti.

Come in un attore si cercano caratteristiche somatiche differenti, sguardi, espressioni, movenze diverse tra loro per differenziare i personaggi...così dovrebbe essere per la voce.

Quando è morto Ferruccio Amendola, un vero artista del doppiaggio e grande attore, abbiamo perso in un sol colpo la voce di Stallone, De Niro, Hoffman, Pacino e altri mille attori. Sebbene la bravura di Amendola contribuisse in larga parte al successo dei nostri beniamini, non nascondo di non trovarmi male nemmeno adesso, che distinguo gli attori non solo per la faccia, ma anche per la voce!

Giuppy Izzo è Meredith Grey di Grey's Anatomy, ma anche Bridget Jones e un milione di altre protagoniste di film importanti, ma è anche la voce di almeno 4 spot attualmente in onda.

Evidentemente ai vari creativi tutte le restanti voci femminili non vanno a genio, ma personalmente credo che questa omologazione alla lunga danneggi parecchio i prodotti.

Nel caso specifico, poi, la Izzo possiede una bella voce dolce e mielosa, che sentita in ogni dove diventa facilmente melense e nauseante.

Come dicevano i nonni? "Il troppo stroppia"!! A buon intenditore...

mercoledì, 07 novembre 2007,07/11/2007 12:15

Complice la mia solita insonnia, ieri "sera" (alle 3.30) mi sono gustata un episodio di "Tre nipoti e un maggiordomo", in replica su Mediaset (mi spiace, non ricordo se Rete4 o Canale 5!L'ora era tarda...)

Non lo vedevo da tempo (forse addirittura da quando ero piccola) e, in netto contrasto con i serial tv che vanno di moda adesso, molti dei quali apprezzo anch'io, non ho potuto fare a meno di notare quanta grazia, tenerezza, educazione ci fosse, che dialoghi ben studiati e attenti, l'ottima interpretazione, gentile ma al tempo stesso coinvolgente, senza essere noiosa.

Che serie garbata!

Che televisione di altri tempi...

martedì, 16 ottobre 2007,16/10/2007 11:52

ANSA 2007-10-16 10:02 GIALLO GARLASCO: CONTROLLI SUI SATELLITI, FORSE VISTO KILLER

Anche satelliti e istituzioni militari potrebbero entrare a far parte delle complicate indagini per la risoluzione di quello che comunemente viene definito 'il giallo di Garlasco'. Gli inquirenti - secondo quanto riporta stamani il Corriere della Sera - avrebbero chiesto aiuto all' Aeronautica militare per appurare se, il giorno dell'omicidio di Chiara Poggi, il 13 agosto scorso, c'erano satelliti o altri strumenti di controllo puntati sulla zona, che si trova nelle vicinanze della base militare di Cameri [...] "obbiettivo sensibile" sul quale l'occhio satellitare potrebbe essersi fermato proprio quel giorno, proprio nell'arco orario dell'omicidio.

Anch'io, come tutti immagino, vorrei che questo caso si risolvesse al più presto con la cattura dell'assassino, ma non posso non domandarmi quale pericolosi processi potrebbe scatenare la risoluzione del caso attraverso le riprese satellitari.

Sebbene questa operazione abbia tutta l'aria di essere un' estrema ratio, tentata sperando in quella cosa universalmente nota come "botta di culo" (mi si perdoni il francesismo), in caso funzionasse chi potrebbe impedire alle forze dell'ordine prima e chissà a quanti altri poi di puntare satelliti su tutti, con la scusa di renderci identificabili se e quando dovessimo decidere di delinquere? Il passo è breve, troppo breve.

Vi ricordate quel film con Will Smith e Gene Hackman? Quando uscì, nel 1998, ci fu chi si preoccupò molto e chi invece parlò di esagerazioni hollywoodiane.

Con buona pace dei secondi, eccoci qui, la realtà supera la finzione.

lunedì, 15 ottobre 2007,15/10/2007 13:23

Del fenomeno "Spider pork" nel film dei "Simpsons" si è a lungo parlato, postato, addirittura rigirato e uploadato su Youtube.

Il mio amico Henryz ne aveva già parlato sul suo blog in tempi ancora non sospetti, mettendo a confronto la versione originale ("Spider Pig") e quella italiana ("Spider Pork").

Risate imprescindibili a parte, mi piacerebbe sapere cosa hanno pensato, ma soprattutto come hanno fatto a rimanere seri e professionali, i coristi italiani e americani che hanno inciso la versione vocale di entrambi i testi, sincronizzata nei titoli di coda e di cui potete ascoltare qui sotto la versione originale.

Io me li immagino, in uno studio di registrazione da migliaia di dollari al giorno, con cuffie dell'ultima generazione, tutti seri ed impettiti come solo i coristi sanno fare, che prima provano tutti i passaggi, curano l'intonazione e infine cantano tutti convinti "Spider pig, spider pig...".

Non riesco a trattenere un sorriso.

Una dimostrazione in più che quello del musicista è proprio un bel lavoro!

 

martedì, 18 settembre 2007,18/09/2007 12:54

Se non l'avete ancora visto, fatelo!

La scheda del film

by Lenotedipoldina | commenti | commenti (popup)
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mercoledì, 25 luglio 2007,25/07/2007 23:29

L’Inghilterra da più di due settimane è in ginocchio a causa delle inondazioni.

In Italia in compenso da qualche giorno stiamo andando a fuoco in più punti, allerta nazionale, protezione civile che interviene ovunque, morti, sfollati…

 

E Canale 5 cosa fa?

 

Manda in onda un bmovie su un’enorme frana che seppellisce di terra un intero paese.

 

venerdì, 13 luglio 2007,13/07/2007 13:19
Leggo su Corriere.it e ripropongo tout court:



In un libro tutte le domande (e le risposte) con prefazione di Aldo Grasso
Telefilm a quiz
Dalle manie di Fonzie alla prima serie «aliena». Mash e la Famiglia Addams diventano un test


MILANO — Non storcano il naso gli intellettuali. È probabile che anche loro si divertiranno, sotto l'ombrellone o sotto un pino, a rispondere alle domande sui telefilm. Non c'entrano Mike né Gerry Scotti. C'entra un libretto curioso «I Telefilm a test», dove l'autore Igor Vazzaz, si è divertito/sbizzarrito a formulare domande sulle serie tv più amate, scegliendo quelle trasmesse in Italia dal 1975 al 1990 circa. Lui dice che il «volumetto, ludico, non intende sciogliere il dubbio su cosa sia cultura e cosa non lo sia» e che «scriverlo è stato un gran piacere» perché si è messo a rivedere tutti i telefilm del passato. Forse più che rispondere alle domande, anche a noi sarebbe piaciuto rivedere i vecchi telefilm di culto, ma anche il test può essere divertente. Perfino educativo, perché «è innegabile che i serial americani sono parte della cultura pop che ci ha formati». Alla faccia di Nanni Moretti, che nel film Aprile, rivolgendosi a Veltroni, tuona: «Tu che hai passato tutti i pomeriggi davanti alla tv a vedere Happy days ». E naturalmente Happy days è contemplato nel «quizzario ».
Alcune domande sono proprio semplici. Insomma basta essere stati fan. Tipo: «Quanti sono i figli di Howard e Marion?». Risposte possibili: «Tre, Uno, Quattro, Due». Non sveleremo qui la risposta esatta... Ma alcune sono più «complicate». Esempio: «Chi canta la famosa canzone della sigla iniziale, che nel 1976 raggiunge in due sole settimane il quinto posto della hit parade di Billboard?». Sempre quattro le possibilità tra cui scegliere quella giusta: «Jerry Lee Lewis; Bill Haley; Pratt & McClain; Connie Francis». Così oltre a un ripasso televisivo, sarete costretti a un ripasso musicale. Accanto poi alle risposte, l'autore si dedica all'aneddotica, all'approfondimento, alla nota di costume. Spiegando, per esempio, che tutte le canzoni più famose degli anni Cinquanta tornano in voga grazie a questa serie.
Si diceva che i limiti temporali, scelti dall'autore, vanno da Happy Days a Willy, il principe di Bel Air (con qualche trasgressione). Il volumetto è diviso in capitoli, che non seguono un ordine cronologico, ma tematico (talvolta un po' confuso, a onor del vero): «Streghe, maghi, alieni e robot»; «Capi, colleghi e posti di lavoro», «Inseguimenti e pallottole», «Scuole e scolari», «Eroi e supereroi», «Telecase e telefamiglie». Passando da Magnum PI a M.A.S.H., da I Jefferson a Le strade di San Francisco, da Starsky e Hutch a Hazzard, il quiz diventa un tuffo nella memoria, personale, familiare, collettiva. Perché ogni puntata del «nostro» telefilm ci ricorda e ci parla di qualcosa. «In che modo l'extraterrestre Mork saluta gli essere umani?». Ecco una delle domande su Mork e Mindy il telefilm con uno stralunato Robin Williams non ancora famoso, che però già allora dava prova di gran talento, puntando sull'improvvisazione e non sul copione. Queste le possibili risposte: «Ehi», «Puonciorno», «Nano-nano », «Ssssssalve». Si propone, per chi sbagliasse questa risposta, la radiazione dal gioco a tempo indeterminato. Ma attenzione, perché la memoria diventa anche Storia, in certi casi. Relativamente a Vita da strega, si formula il seguente quesito: «Da quale notizia è interrotta la trasmissione dell'episodio in onda sulla ABC il 4 aprile 1968?». Non vi diremo qui se la risposta esatta è la A) «La nascita di un Kennedy»; la B) «L'attacco a Saigon»; la C) «L'assassinio di Marthin Luther King»; o la D) «L'arresto di Cassius Clay». Se non sapete questa risposta potete sentirvi un po' in colpa.
Assolutamente incolpevoli se, pensando a La famiglia Addams, non sapete «Con quale animale domestico è solita giocare la bambina Mercoledì?». Dopo aver tirato le somme e i punteggi, casomai ci cogliessero i sensi di colpa per esserci dedicati ai test, invece che alla lettura dell'ultimo romanzo impegnato, è bene ricordare che Aldo Grasso, critico tv del Corriere e docente di Storia della radio e della Televisione, ha dedicato di recente un saggio ai telefilm, dal titolo inequivocabile: Buona maestra. E nella prefazione del volumetto di Vazzaz scrive: «Elevare il telefilm a quiz significa amarlo profondamente, farne un oggetto del desiderio, condividerlo con altri sotto forma di sapere». E conclude: «Giocare con i telefilm e con la memoria, fare della serialità materia di un divertente rompicapo: anche questa è devozione, è culto, è telefilia».
Maria Volpe
12 luglio 2007
Che dire, come libretto per le vacanze, su cui scervellarsi in spiaggia...potrebbe funzionare bene!
giovedì, 17 maggio 2007,17/05/2007 10:35

Non me ne voglia il povero Scotty (all'anagrafe James Doohan), ma non posso che sorridere allo scherzo beffardo del destino, che ha voluto che le sue ceneri, per sua volontà caricate su un razzo perchè potessero essere disperse nello spazio, precipitassero invece in un punto imprecisato del deserto!

Il razzo, dopo aver raggiunto la quota prefissata di 117 metri d'altezza, ha fatto dietro-front, e dopo soli 15 minuti dal lancio si è schiantato sulle montagne del New Mexico.

Sicuramente molto, molto meno romantico di quanto il povero attore di Star Trek avrebbe voluto!

mercoledì, 04 aprile 2007,04/04/2007 16:06

 

Un mito dei telefilm degli anni '80, Kit l'automobile parlante di Supercar, va all'asta.

Per circa 150mila dollari ci si potrà aggiudicare un pezzo di storia della televisione, l'auto esagerata che accompagnava David Hasselhoff (diventato poi capo bagnino in Baywatch), in grado di parlare, pensare, fare battute di spirito, eiettare passeggeri scomodi, sganciare bombe, olio, stelle a punta, puntine da disegno, dotata di mille armi che farebbero impallidire ogni Bondmobile.

Ovviamente di finzione scenica si trattava, quindi l'auto in sè non fa nulla di tutto questo, ma luci interne ed esterne funzionano perfettamente.

Il motore, beh, quello no...la macchina non cammina (e non avrebbe nemmeno il permesso di circolare), ma si può sempre tenerla in garage o in giardino.

 

Ancora mi ricordo il rumore che accompagnava l'andamento orizzontale della lucetta rossa anteriore.

Vuuu-Vuuu....

Ad ogni fine episodio si vedeva Kit allontanarsi nel deserto al tramonto, e partiva la sigla!

 

Che nostalgia...non ho un giardino, nè un garage, nè tantomeno 150mila dollari...chi me la regala?